Alla fine ce l’ha fatta. Cristiano Ronaldo ha vinto il campionato saudita con l’Al-Nassr, e se pensi che sia una notizia di second’ordine probabilmente non hai seguito quello che è successo in questa stagione. Perché no, non è stato un trionfo facile, non è stato un campionato regalato. È arrivato alla fine di una corsa lunga e complicata, con l’Al-Hilal che ha fatto di tutto per non mollare il titolo.
Ronaldo ha chiuso la stagione con numeri che farebbero invidia a qualsiasi attaccante del mondo. Gol su gol, prestazioni da trascinatore, quella fame agonistica che molti pensavano si fosse spenta con il trasferimento in Arabia. Invece no. Lui è ancora lì, ancora a inseguire titoli, ancora a dimostrare che smettere non è una parola che conosce.
Una stagione tirata fino all’ultimo
Il campionato saudita quest’anno non è stato quella passeggiata che certi tifosi europei immaginano quando pensano alla Saudi Pro League. L’Al-Hilal, squadra ricca, organizzata, con giocatori di livello internazionale, ha pressato fino alla fine. La volata per il titolo si è decisa nelle ultime giornate, con quella tensione tipica dei campionati che non mollano mai prima del fischio finale.
E in questo contesto Ronaldo ha fatto quello che sa fare meglio: trascinare la squadra nei momenti che contano. Non è la prima volta che lo vediamo in questa veste, ovviamente. L’abbiamo visto farlo con lo United, con il Real, con la Juventus, con il Portogallo. Ma farlo a 39 anni, in un campionato che fisicamente è più duro di quanto si creda, ha un sapore diverso.
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Il dibattito che non finisce mai
Certo, c’è sempre qualcuno pronto a dire che l’Arabia non è la Champions League. Vero. Nessuno lo nega. Ma questo campionato lo vince chi segna di più, chi tiene la squadra in piedi nelle partite difficili, chi ha ancora la testa di un ventenne dentro un corpo che ha macinato chilometri per vent’anni. E quella testa, Ronaldo, ce l’ha ancora intatta.
Il paragone eterno con Messi, poi, è una di quelle cose che accompagnerà entrambi fino alla pensione e probabilmente anche dopo. L’argentino ha vinto il Mondiale, Ronaldo risponde con titoli ovunque sia andato. Due carriere che sembrano costruite apposta per alimentare discussioni infinite nei bar di tutto il mondo. Beh, almeno non ci annoiamo.
Vale la pena ricordare che le notti europee, quelle vere, restano un capitolo a parte nella storia di questi campioni: la sfida Juve-Benfica ha rappresentato una di quelle serate da brividi che il calcio continentale sa regalare meglio di qualsiasi altro palcoscenico.
Cosa significa questo titolo
Praticamente questo scudetto saudita dice una cosa sola: Ronaldo non è venuto in Arabia a fare il turista. Non è qui per incassare lo stipendio e passeggiare sul campo. È qui per vincere, come ha sempre fatto, come probabilmente non riuscirà a smettere di fare finché le gambe reggono.
C’è qualcosa di quasi ossessivo in questo modo di vivere il calcio. Una ossessione che però produce risultati, che tiene alta l’asticella, che costringe i compagni di squadra a seguire certi standard. L’Al-Nassr ha beneficiato di tutto questo, e il titolo in tasca lo dimostra meglio di qualsiasi discorso.
Adesso la domanda è quella solita: fino a quando? Quanto ancora può andare avanti a questi livelli? Onestamente, dopo tutto quello che abbiamo visto, credo che nessuno abbia più il coraggio di dargli una scadenza. Ogni volta che qualcuno ha provato a farlo, lui ha risposto con un gol. O con un trofeo. Come questo.