Il fiume
racconto tradizionale ebraico riscritto da
Tomas Jelinek
In un villaggio dell'est d'Europa, dove le case
erano costruite in legno e i bianchi alberi di
betulla si mescolavano con l'infinito, abitavano
due amici Jojne e Shlomo.
Andavano assieme nel cheder [scuola] e insieme
rimanevano nel Bel Knesser [sinagoga] a
discutere la Torà [Legge].
Il fiume che divideva in due il villggio,
separava anche le abitazioni di Jojne e Shlomo.
Ma un giorno, dopo una delle tante guerre, quel
fiume si trovò a far da confine tra due Stati
nemici.
Furono distrutti i ponti e le sentinelle che
sorvegliavano parlavano lingue diverse. I
Signori della Guerra non si accontentarono e la
sete di conquista prevalse. In lingue diverse fu
impartito lo stesso ordine ai Caporali:
«Catturate tutti i ragazzi e insegnate loro a
sparare».
Jojne e Shlomo si ritrovarono in eserciti
opposti.
La battaglia era durissima e Distruzione e Morte
erano vincitori. Unica legge: sparare per primi.
Quando Shlomo si ritrovò davanti la canna di un
fucile fu capace solo di pregare nella sua
lingua sacra: «Shma Israel... [ascolta
Israele]». A quelle parole il fucile si abbassò
scoprendo la faccia sorpresa di Jojne.
I due giovani si abbracciarono
forte e quell'abbraccio fraterno divenne la Danza
della Vita; quell'attimo ebbe il potere di
fermare la guerra. Tutti i soldati infatti
cominciarono a guardarsi meglio e a
riconoscersi. La c'erano due cugini, qua due
vicini, laggiù addirittura padre e figlio.
Non si sentirono spari, ma solo grida di gioia
in tutto il bosco.