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Indiani d'America
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Il contatto con
la culture degli Indiani d'America non può lasciare indifferenti, perché esse
racchiudono un patrimonio per la mente e per l'anima. Occorre sfatare
preconcetti e pregiudizi, che possono accompagnarci, anche nostro malgrado,
considerata l'impostazione della nostra storiografia.
Il primo pregiudizio è
che gli Indiani siano "popoli senza storia", sull'assunto, stabilito da noi del
"cervello sinistro", che la trasmissione scritta, per di più cronologica, sia
l'unico modo di registrare la storia.
Per i pre-colombiani, con l'unica eccezione dei Maya, la trasmissione è orale, e
non è meno fedele delle parole scritte su pietra, papiro, argilla o carta.
La parola, per gli Indiani, è energia che incontra altra energia e non può
essere rinchiusa nella rigidità di regole o strumenti.
Come per tutti i popoli vicini alle origini, la parola è sacra e in modo sacro
deve essere tramandata. E il modo più vicino allo Spirito è, come dicono i
Sioux, "l'Uccello Sacro della memoria".
La storia di ogni popolo è la "parola degli Antenati" e quindi deve essere
tramandata con fedeltà e rispetto assoluti.
Gli Anziani e più di tutti gli Sciamani ne sono i custodi e i responsabili, vere
enciclopedie viventi, che tramandano i ricordi ancestrali attraverso la parola e
li lasciano in eredità a chi "inizia i passi dove finiscono i loro".
Il secondo pregiudizio
da sfatare è che nelle culture Indiane non ci sia progresso. Per gli Indiani la
crescita avviene nell'interno della propria coscienza, in armonia con le leggi
della Terra e del Cosmo, nel cerchio del tempo che va e ritorna come onde del
mare, senza alcuna progressione lineare.
Ogni punto dell'arco del tempo è uguale per ogni generazione.
Il problema è che spesso noi confondiamo il concetto di progresso con quello di
evoluzione tecnologica.
L'Antropologia ci ha insegnato infatti che non esistono culture o civiltà
superiori o inferiori, il nostro pianeta rappresenta una pluralità di civiltà,
ciascuna unità coerente da considerare dall'interno dei suoi aspetti, che sono
ciò che si intende come cultura.
Il terzo pregiudizio, forse il più grande e grossolano è l'accusa di
essere senza religione. Gli Indiani di tutte le Americhe sentono lo
Spirito in ogni azione, in ogni manifestazione ed in ogni momento e ne ricercano
incessantemente la presenza attraverso i simboli.
Per loro il dono della visione mistica è il traguardo supremo di ogni vita. ed
ecco cosa risponde un Capo del XIX secolo in una registrazione ufficiale:
"Eravamo un popolo senza leggi, ma eravamo in ottimi rapporti con il Grande
Spirito, Creatore e Signore del Tutto. Ci giudicavate dei selvaggi. Non capivate
le nostre preghiere, né cercavate di capirle. Quando cantiamo le nostre lodi al
sole, alla luna e al vento, ci trattate da idolatri... Senza capire, ci avete
condannati come anime perse, solo perché la nostra religione è diversa dalla
vostra". (fonte Elda Fossi)
