L’usanza di invocare certe entità spirituali alle quali si attribuiscono vari
poteri, viene fatta risalire ad epoche antichissime. Nella Genesi, viene
menzionato un simbolo della gerarchia angelica, che stabilisce una connessione
fra l’uomo e Dio: si tratta della scala di Giacobbe.
“Giacobbe capitò così in un luogo dove passò la notte, poiché il sole era
tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale, e si coricò in quel
luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra mentre, la sua cima
raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di
essa. Ecco, il Signore gli stava davanti…”
La scala esprime non soltanto il concetto fra il basso e l’alto, ma anche quello
di gerarchia: si parla di “scala sociale” per designare la gerarchia delle
posizioni che gli esseri umani occupano gli uni rispetto agli altri. Si parla di
scala di valori, di scala cromatica, ecc… L’intera esistenza, dimostra
costantemente, la necessità di una scala.
La tradizione cristiana che riprende quell’ebraica, insegna l’esistenza di nove
ordini angelici: gli
Angeli, gli
Arcangeli, i
Principati, le
Virtù, le
Potestà,
le
Dominazioni, i
Troni, i
Cherubini, i
Serafini.
Ciascuno di questi ordini angelici è un aspetto della potenza e delle virtù
divine. Ai fini di una corretta evoluzione spirituale, dobbiamo conoscere
l’esistenza di queste entità che ci superano, giacché esse, sono come fari,
posti lungo il nostro sentiero. Ciò che riceviamo da Dio, è un raggio, un
effluvio, che viene da lontano, da molto lontano e che discende attraverso le
gerarchie angeliche. E’ sempre Dio che risponde alle nostre richieste, poiché
Dio si trova a tutti i livelli del creato; tuttavia, Egli non ci risponde mai
direttamente, Dio è luce pura che può discendere fino a noi solo attraverso le
innumerevoli entità luminose che popolano i cieli e che la tradizione, ha
definito gerarchie angeliche.
E’ per mezzo di loro che noi riceviamo la luce divina ed è per mezzo di loro,
che riusciamo ad entrare in relazione con Dio. All’inizio del libro d’Ezechiele,
nella Bibbia, compare una descrizione dei quattro Animali Santi e, con stile
analogo, San Giovanni scrive nell’Apocalisse:
“ Ben presto fui rapito in spirito. Ed ecco, vi era un trono nel cielo e su quel
trono, qualcuno stava assiso… In mezzo al trono e attorno al trono vi erano
quattro esseri viventi pieni di occhi davanti e dietro. Il primo vivente era
simile ad un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un toro, il
terzo vivente aveva l’aspetto di un uomo, il quarto essere vivente era simile ad
un’aquila, mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno
e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:
Santo, Santo, Santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è, e che
viene!”.
I
quattro esseri viventi che stanno davanti al trono di Dio, rappresentano i
quattro princìpi della materia, i quattro elementi: il
leone rappresenta il
fuoco, il toro la terra, l’uomo l’aria e l’aquila, l’acqua.
Le radici della materia sono perciò in Dio ed i Serafini, sono gli angeli dei
quattro elementi, ma a quel grado di purezza la materia è quasi della stessa
sostanza dello spirito.
I
Serafini sono le prime creature che ricevono le emanazioni divine, sono
immersi nell’oceano della materia primordiale ancora in piena ebollizione e si
dissetano, alla Sorgente della luce, alla Sorgente dell’amore che costituisce il
loro unico alimento. Si nutrono contemplando il Signore ed è per questo che sono
raffigurati con il corpo cosparso d’occhi. I Serafini sono la più perfetta
manifestazione dell’amore, poiché l’amore vero è una contemplazione.
Ci sono altri tipi d’amore: Giove rappresenta l’amore per la collettività,
Venere l’amore per una creatura, ma l’amore per Dio, l’unico vero amore, si
manifesta con l’amore dei Serafini.
I Serafini ripetono incessantemente: ” Santo, Santo, Santo è il Signore”. Il
significato della parola Santo è quanto di meglio caratterizza l’essenza del
Divino, la santità rappresenta una qualità della luce, si può affermare quindi
che solo Dio è veramente Santo, poiché Egli è pura Luce, è quanto i Serafini
ripetono ed è per questo che la santità è incisa anche nel loro nome: Hayoth
Hakodesch ( Animali di Santità).
Il capo dei Serafini è Metraton, il Principe della Faccia. Egli è l’unico a
trovarsi faccia a faccia con Dio ed è lui ad aver parlato a Mosè sul Monte
Sinai. Nessuno essere umano, per quanto elevato sia, può entrare direttamente in
contatto con Dio, poiché Dio è un fuoco divoratore, che lo ridurrebbe subito in
cenere. Occorre sempre un intermediario che parli all’uomo da parte del Signore.
Anche se nella Bibbia è scritto che Dio si è rivolto ad Abramo, a Giacobbe, a
Mosè o a qualche profeta, in realtà non si tratta di Dio in persona, bensì di un
messaggero; ed è proprio questo il significato della parola “angelo”:
messaggero, inviato.
Ci sono poi i
Cherubini, ovvero le
Ruote. Il profeta Ezechiele descrive nel suo
libro la visione che ebbe in merito a “ruote di una circonferenza e di
un’altezza spaventose”, che si muovevano accanto agli Animali Santi:
” Quando
gli Animali si sollevavano da terra, anche le Ruote si sollevavano; essi
andavano dove lo spirito li sospingeva, e le Ruote s’innalzavano con loro,
poiché lo spirito degli Animali era nelle Ruote. Quando gli Animali camminavano,
esse camminavano; quando si fermavano, esse si fermavano; quando si sollevavano
da terra, le Ruote si sollevavano con loro, poiché lo spirito degli Animali era
nelle Ruote”.
Gli Animali Santi obbediscono agli ordini dello Spirito e trasmettono un impulso
alle Ruote. La simbologia della ruota (cerchio perfetto in movimento) ci rivela
la funzione dei Cherubini: muovendosi, rimescolando la materia primordiale la
cui metafora, si delinea attraverso gli Animali Santi ed elaborano quella
materia, affinché possa servire ai disegni di Dio.
Ecco perché si dice che il mondo dei Cherubini è quello della musica delle sfere
(vi si trova il concetto di cerchio, di ruota). Con il termine musica, non si
devono comunque intendere solo gli arrangiamenti di sonorità creati da esseri
umani e che le mostre orecchie sono in grado di percepire. L’espressione “musica
delle sfere” traduce in prima istanza, l’armonia che esiste fra tutti gli
elementi dell’universo, un adattamento, una disposizione fondata su rapporti
numerici. L’armonia costituisce innanzi tutto, una struttura ed è scendendo
nella materia, che tale struttura diventa creatrice di forme. Parliamo ad
esempio del numero PHI, il numero della proporzione divina che è il numero
1,618, secondo la progressione di Fibonacci, la somma di due termini adiacenti è
uguale al termine successivo; il quoziente di due numeri adiacenti tende al
valore 1,618, il numero PHI, questo numero ha il ruolo di mattone fondamentale
della natura. Piante, animali, uomini hanno misure che rispettano esattamente il
rapporto tra PHI e uno, es: in un alveare il numero delle femmine è superiore al
numero dei maschi, se si prende il numero delle femmine e lo si divide per
quello dei maschi si ottiene il numero PHI. Questo numero compare nella
struttura delle sonate di Mozart ed altri compositori. Nell’architettura si fa
sempre riferimento al numero PHI, nelle spirali dei semi, per esempio quelli dei
girasoli, che crescono secondo spirali opposte, il rapporto tra una rotazione e
la successiva è il numero PHI. Il corpo umano è costituito da elementi che
stanno tra loro in rapporto a PHI. Misuriamo la nostra altezza e poi dividiamola
per la distanza da terra del nostro ombelico si otterrà il numero PHI, anche la
distanza dalla spalla alle punta delle dita e dividerla per la distanza dal
gomito alle punta delle dita ci darà il numero PHI ecc.
Il pentacolo è un simbolo potentissimo perché rappresenta lo Yin e lo Yang, cioè
l’armonia tra il principio maschile e femminile e quindi l’armonia nel mondo,
quando questi principi sono squilibrati nel mondo regna il caos.
Il pentacolo, la stella a cinque punte che rappresenta Venere(il pianeta Venere
traccia un pentacolo perfetto sull’eclittica ogni otto anni, gli antichi perciò
avevano simboleggiato Venere ed il suo pentacolo come simboli della perfezione e
della bellezza), le sue linee si dividono in segmenti che rispettano il numero
PHI , la proporzione divina.
L’armonia è l’espressione della ragione, della saggezza, e per tale ragione essa
viene parimenti assimilata al Verbo. Non vi è armonia, non vi è musica al di
fuori della ragione e della saggezza. Il Verbo divino, la musica e la saggezza,
non sono che un’unica identica cosa. La vera musica è quella che si esprime
attraverso i pensieri, i sentimenti, i gesti armoniosi, in tutte le circostanze
della vita.
A capo dell’ordine dei Cherubini troneggia l’Arcangelo Raziel. Secondo la
tradizione, fu lui a dare un libro ad Adamo, lo Sepher Ietsirah, che gli rivelò
i segreti della creazione. Ma quando Adamo commise il primo errore, il libro gli
fu tolto.
I
Troni, in ebraico
Aralim: i Leoni. Nel testo dell’Apocalisse, San Giovanni
associa la presenza dei Troni a quella degli Animali Santi, i Serafini:
“
Intorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi, stavano seduti
ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo”. In
un altro passo i ventiquattro Vegliardi si rivolgono così al Signore: ” Noi Ti
rendiamo grazie, Signore dio Onnipotente che sei e che eri, per aver mostrato la
Tua grande Potenza e preso possesso del Tuo Regno. Le nazioni si sono irritate e
la Tua collera è giunta ed è venuto il tempo di giudicare i morti, di
ricompensare i profeti tuoi servitori, i santi e coloro che temono il Tuo Nome,
i piccoli e i grandi, e perché distruggi coloro che distruggono la Terra”.
Nell’attribuire a questi angeli il nome di Troni, la religione cristiana
insiste sul concetto di stabilità, mentre il loro nome ebraico Aralim (Leoni),
introduce un concetto di giudizio. In effetti, sotto il profilo simbolico, il
leone è connesso alla giustizia, laddove il “Leone della tribù di Giuda” è una
figura di Giudice supremo. I ventiquattro Vegliardi sono i Signori dei destini;
nulla sfugge loro dei pensieri, dei sentimenti e delle azioni degli esseri umani
e sono loro a decretare le punizioni, le ricompense e le condizioni in cui
dovranno venire a reincarnarsi (i Signori del Karma). Mentre i Serafini cantano
la Santità di Dio, i ventiquattro vegliardi Lo adorano prostrandosi davanti a
Colui che siede sul trono, e gettano le loro corone davanti al trono dicendo:
“Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la
potenza, perché Tu hai creato tutte le cose e per la Tua volontà furono create e
sussistono”. Così come il ruolo dei Serafini consiste nel celebrare la santità
di Dio, quello dei ventiquattro Vegliardi consiste nel riconoscere la perfezione
della Sua Volontà. Inoltre, rendono giustizia a Dio proclamando che Egli è
l’unico essere degno.
A capo dei Troni si trova l’Arcangelo
Tsaphkiel
o Binael.
In virtù della loro
appartenenza alla triade più elevata nell’albero della Vita (Keter, Hohmah e
Binah), i primi tre ordini angelici sono quelli maggiormente citati nei testi
sacri.
Gli ordini angelici della seconda triade (Hessed, Geburah e Tiphereth) sono:
Le Dominazioni gli
Haschmalim (gli Scintillanti)
Le Potenze: i
Seraphim (Infiammati)
Le Virtù: i
Malahim (i Re).
L’elemento che accomuna questi tre ordini, consiste nell’esprimere la potenza,
laddove la loro azione si identifica con le qualità delle sephirot in cui
risiedono.
Le Dominazioni, gli angeli di Hessed (la misericordia) diffondono ovunque le
loro benedizioni sotto la guida di Tsadkiel, il cui nome significa “Dio è la mia
Giustizia”.
Le Potenze, gli angeli di Geburah (la forza), infiammati di zelo per il
Creatore, vanno a ristabilire l’ordine ovunque esso sia minacciato, guidati da
Kamael (Desiderio di Dio). Il loro lavoro è paragonabile a quello effettuato
dall’organismo per sbarazzarsi delle scorie.
Le Virtù, gli angeli di Tipheret (la bellezza), sono capeggiati dall’Arcangelo
Mikhael, L’Apocalisse cita i Mslshim:
“Ci fu una guerra nel cielo. Mikhael e i suoi angeli,
combatterono contro il drago”.
Le gerarchie angeliche della terza triade ( Nessah, Hod, Iesod) sono:
I Principati: gli
Elohim (gli dei)
Gli Arcangeli: i
Bnei Elohim (I figli degli dei)
Gli Angeli: i
Kerubim (i forti)
Gli Elohim, sotto la guida dell’Arcangelo Haniel (Grazia di Dio), rappresentano
le entità che hanno creato il mondo, così come è scritto nella Genesi: “In
principio ( Bereschit) hanno creato (bara) gli dei (Elohim) il cielo (eth-ha-schamaim)
e la terra (ve-eth ha-aretz)".
Il progetto è stato impartito in alto, nella sefira Hohmah, dal grande
Architetto dell’universo e gli Elohim. sono gli operai che hanno costruito
l’edificio. Il lavoro dell’architetto consiste unicamente nell’elaborare dei
progetti; la realizzazione è affidata agli imprenditori ed ai muratori. Gli
imprenditori dell’universo sono stati gli Elohim.
Gli angeli portatori di Fuoco, sono capeggiati dall’Arcangelo Raphael, il cui
nome significa “ Dio guaritore”. I Kerubim sono i portatori della vita pura.
Essendo le creature più vicine agli uomini, sono dunque più spesso in contatto
con loro rispetto a quanto accada agli altri ordini angelici. Alla Loro testa,
vi è l’Arcangelo Gabriel: “ Dio è la mia forza”.
Infine, benché non ne facciano parte in senso stretto delle gerarchie angeliche,
nella decima sephira, Malkut, i cabalisti situano l’ordine degli Ischim.
Sono i Santi, i Profeti, gli Iniziati, i grandi Maestri di tute le religioni,
tutti coloro che, attraverso la loro vita e le loro parole, hanno trascinato gli
esseri umani sulla via della luce. Essi rappresentano la fratellanza delle
grandi anime che i cristiani definiscono “ la Comunione dei Santi”. E’ innanzi
tutto verso questi esseri, discesi sulla terra per istruire ed aiutare gli
esseri umani, che dobbiamo volgere il nostro sguardo, poiché è grazie a loro, al
loro insegnamento, al loro desiderio di aiutarci e di lavorare per la nostra
evoluzione che ci potremo elevare sulla scala delle creature. Alla loro testa la
Cabala pone Sandalfon, altrimenti detto Uriel.
I Serafini, i Cherubini ed i Troni sono in contato diretto con Dio. Attraverso
loro le Dominazioni, le Potenze e le Virtù ricevono le emanazioni divine, le
trasmettono agli uomini e ancora più giù agli animali, alle piante a ai
minerali.
I Serafini sono gli spiriti dell’Amore divino.
I Cherubini sono gli spiriti della Saggezza divina.
I Troni sono gli spiriti della Potenza divina.
Le Dominazioni, le Potenze, le Virtù sono un primo riflesso di quell’amore, di
quella saggezza e di quella potenza.
Al di sotto di questa schiera, i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli ne
costituiscono un secondo riflesso. Se vogliamo diventare il terzo riflesso della
perfezione divina, dobbiamo imparare a lavorare con tutto l’amore del nostro
cuore e con tutta la forza della nostra volontà.
La preghiera di Salomone è assai potente per via di tutti i nomi divini che
vengono invocati. Per udire questi nomi, che sono i più sacri della Cabala, è
necessario disporsi in uno stato di grande rispetto e di grande raccoglimento.
***
La preghiera di Salomone ***
Potenze del Regno, siate sotto il mio piede sinistro e nella mia mano destra.
Gloria ed Eternità, toccate le mie due spalle e guidatemi lungo le vie della
vittoria.
Misericordia e Giustizia, siate l’equilibrio e lo splendore della mia vita.
Intelligenza e Saggezza, datemi la Corona.
Spiriti di Malkut, conducetemi fra le due colonne sulle quali poggia l’intero
edificio del Tempio.
Angeli di Netsah e di Hod, rendetemi stabile sulla pietra cubica di Iesod.
O Gedulael! O geburael! O Tiphereth!
Binale, sii il mio amore.
Ruah Hohmael, sii la mia luce.
Sii ciò che sei e ciò che sarai, o Ketheriel.
Ischim, assistetemi nel nome di Chadai.
Kerubim, siate la mia forza nel nome di Adonai.
Bnei Elohim, siate i miei fratelli nel nome del Figlio e attraverso le virtù di
Tsebaoth.
Elohim, combattete per me nel nome del Tetragrammaton.
Malahim, proteggetemi nel nome di Yahvè.
Seraphim, purificate il mio amore nel nome di Eloha.
Haschmalim, illuminatemi dello Speldore di Elohim e di Shekinah.
Aralim, agite.
Ophanim, girate e risplendete.
Hayot-ha-Kodesch, gridate, parlate, ruggite, muggite.
Kadosch, Kadosch, Kadosch, Chadai, Adonai.
Iod He Vav He.
Ehieh Ascher Ehieh.
Alleluia, Alleluia, Alleluia.
Amen.
(Tratto da: “Dall’uomo a Dio”, di Omraam Mikhael Aivanhov , Ed: Prosveta)
fonte: http://www.rosacroceoggi.org