Il seno attraverso il tempo e l’arte

Il seno traccia il cammino dell’arte pittorica e scultorea, ma non solo, visto che anche il poeta cileno Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, in arte Pablo Neruda, ha saputo mettere in poesia questa parte femminile.

Il fisico delle donne ha ispirato tutte le forme d’arte: scultura, pittura, letteratura. Dalle donne del Botticelli, formose e abbondanti, a quelle di Botero, simili alla Venere di Willendorf, alle sculture di Rodin, con i fisici perfetti in ogni forma. Un bel seno piace a tutti, è una realtà, quindi per ottenerlo senza sacrifici basta utilizzare senup che agisce in modo semplice e naturale.

Il seno nella storia

Lo possiamo considerare un segnale delle mode che cambiano e ciò lo percepiamo nella storia dell’arte. Dal seno generoso delle Veneri preistoriche, alle immagini di donne egizie che indossavano un corsetto per esaltare e valorizzare la forma del seno, dalle armoniose figure femminili nella Grecia classica alle giunoniche matrone romane.
L’alto Medioevo impone il casto, così viviamo il periodo dei seni piatti, coperti da pesanti vesti, difficili da intuire. Solo alla fine del quattrocento questo simbolo di sensualità tornerà a far mostra di sé. Nel cinquecento il corpo ritrova le giuste proporzioni nei dipinti di Tiziano, Botticelli, Michelangelo, ecc. Nel seicento il seno diventa prorompente come nelle opere di Rubens, Caravaggio o Gentileschi. Bernini gli dona un sensuale erotismo con il candido marmo che, sotto le sue mani, prende vita.
Il settecento ritorna al canone Greco-romano, ma è anche il periodo di Madame de Pompadour che sostiene che il seno perfetto deve entrare in una coppa di champagne. Cambiano i gusti, ma le parole di Neruda in “Corpo di donna” si adattano a qualsiasi forma:
“Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!”
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito

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