Leonard Cohen: il cantante poeta

“Hallelujah” di Leonard Cohen è una poesia che riesce a interpretare il bene, l’amore comune, la volontà di fare. Una vera opera d’arte interpretata anche da cantanti del calibro di Bob Dylan, Jeff Buckley e John Cale che la considerano una preghiera  ispirata dall’amore e dalla bellezza del mondo.

Cohen, per scrivere questo brano, ci ha messo due anni, modificandolo e cambiando fino a farlo diventare quel capolavoro che ti entra nelle vene e ti raggiunge il cuore fino a inebriarlo. Come dichiarò in un’intervista lo stesso Cohen, “la canzone spiega che esistono diversi tipi di hallelujah, e tutti gli hallelujah, perfetti o infranti, hanno lo stesso valore. È un desiderio di affermazione della vita, non con un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c’è un occhio che ci sta guardando tutti,  c’è un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo”.

Si tratta sicuramente di un testo molto enigmatico che può essere dedicato a una donna innamorata, al cielo come preghiera, alla malinconia per ricordare che c’è. Oppure è la fusione di tutto quello che è la vita ci presenta e che, nonostante tutta la buona volontà, non sempre affrontiamo come ci viene chiesto. Non è sicuramente la sua unica opera che può essere paragonata ad una poesia, il suo sentire riusciva sempre a fargli trasformare le parole in arte, ma questa è riuscita ad andare oltre.

Nel testo di Leonard Cohen si trovano molti riferimenti biblici, infatti inizia citando David re d’Israele. Continua con una citazione riferita a Betsabea, moglie di Uria l’Ittita. Continua con un gioco di richiami biblici, ma nello stesso tempo parla di amore, sesso, disperazione, solitudine e contrasto. Chissà se alla sua salita in cielo ha fatto come ci racconta la fine della sua poesia.

.I’ll stand before the Lord of Song (mi ergerò davanti al Dio della Canzone)
With nothing on my tongue but Hallelujah (E dalle mie labbra altro non uscirà che Alleluja..)

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